Tumori del Colon-retto

Dai dati forniti dal Ministero della Sanità, il carcinoma del colon-retto è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana. Esso ha una maggiore e progressiva incidenza tra i 50 e gli 80 anni di vita ed una uguale distribuzione di malattia tra uomini e donne. Negli ultimi anni grazie alla migliore informazione, all’attivazione di specifici programmi di screening ed ai notevoli progressi in campo scientifico e tecnologico, si è assistito ad un significativo decremento della mortalità per tale
patologia.

La maggior parte dei tumori del colon, deriva dalla trasformazione in senso maligno dei così detti “polipi”, cioè di formazioni benigne determinatesi a seguito della proliferazione di cellule della mucosa intestinale, cioè del rivestimento interno della parete intestinale. I “polipi” si distinguono in iperplastici, amartomatosi ed adenomatosi. Soltanto questi ultimi, però, possono considerarsi delle lesioni pre-cancerose. La possibilità che un “polipo” adenomatoso del colon possa però subire una trasformazione in senso neoplastico supera l’80 % dei casi ed è direttamente legata al suo progressivo aumento di dimensioni. Per tale ragione, si ritiene di fondamentale importanza la tempestiva individuazione di tali neoformazioni, nei soggetti considerati a rischio di malattia, e la loro consensuale asportazione per via endoscopica (polipectomia).

Negli ultimi anni, la straordinaria evoluzione tecnologica delle apparecchiature endoscopiche, l’utilizzo di innovative colorazioni vitali utili alla corretta individuazione delle lesioni, il perfezionamento delle tecniche di polipectomia endoscopica e la, sempre più diffusa, esecuzione della colonscopia in “sedazione” (il paziente non è vigile e non prova dolore) hanno permesso una adeguata diffusione di tale procedura ed un progressivo aumento delle asportazioni endoscopiche di “polipi” benigni ed a malignità limitata (carcinomi in situ). Quali sono le cause?

Le cause che determinano l’insorgenza della malattia non sono state ancora identificate, ma si può certamente parlare dell’esistenza di una influenza

ambientale. Al mondo vi sono, infatti, aree geografiche a bassa incidenza di tale malattia, contrapposte ad altre con presenza elevata (maggiore diffusione del fumo ed inquinamento ambientale). Le abitudini alimentari sono ritenute determinanti per l’istaurarsi di questa patologia; è provato, infatti, che il sovrappeso e l’obesità, una dieta ipercalorica, il consumo di grassi animali, carni rosse e la scarsa assunzione di liquidi agiscano da condizione predisponente, mentre un’alimentazione ricca di verdure e frutta svolge un ruolo protettivo. Esistono, inoltre, alcune condizioni di rischio nelle quali il riscontro di una patologia tumorale può essere più elevato, come avviene per soggetti affetti da alcune malattie dell’intestino come la Retto-Colite Ulcerosa ed il Morbo di Crohn. Infine, va evidenziata la maggiore distribuzione di malattia tra i familiari dei soggetti ammalati.

Quali sono i sintomi? Per quanto riguarda la comparsa dei primi sintomi, va evidenziata una netta differenziazione in ragione della localizzazione della neoplasia nei diversi segmenti colici. Nei tumori del colon destro il primo sintomo è caratterizzato dalla comparsa di sporadici dolori addominali cui seguono, solo in un secondo tempo, la perdita dell’appetito, il calo ponderale, uno stato di astenia ed una anemia, determinatasi a causa di un progressivo stillicidio ematico. Ciò rende questa particolare localizzazione nettamente più insidiosa e difficile da diagnosticare. Nei tumori del colon sinistro e del retto, ai sintomi già descritti, si associano le modificazioni dell’alvo, con frequente e precoce comparsa di stitichezza, a volte alternata a pseudo-diarrea, variazione di tipologia delle feci, sensazione di evacuazione incompleta, unito alla presenza di sangue rosso vivo frammisto alle feci. Questi ulteriori sintomi, generalmente, allarmano più precocemente il paziente e questo consente una tempestiva diagnosi. La corretta visita del paziente, completata con una esplorazione rettale, rappresenta il primo fondamentale passaggio da effettuarsi alla comparsa del sospetto di tale patologia. Il medico, infatti, può riconoscere la presenza di massa addominale o la presenza di sangue frammisto alle feci (elemento che può indurlo al proseguimento dell’iter diagnostico) o, nel caso di una localizzazione del canale anale e della prima porzione del retto, apprezzare, nel corso della esplorazione rettale, con il dito la stessa presenza di eventuali lesioni. Per tale

ragione è estremamente importante rivolgersi a personale medico specializzato, in grado di affrontare queste problematiche nel modo più corretto e tempestivo. Nel caso di valutazione negativa si può ricorrere alla ricerca del sangue occulto fecale (SOF), che consiste nella ricerca di tracce di sangue non visibili ad occhio nudo in un piccolo campione di feci. Condizione, anche questa, esclusivamente utile a motivare una eventuale ed opportuna prosecuzione diagnostica. Tale semplice procedura, tra l’altro, viene in atto eseguita in Italia quale programma di screening di massa nei soggetti in età compresa tra i 50 ed i 69 anni. Secondo le direttive fornite del Ministero della Sanità, il test usato nei programmi di screening italiani non rende necessario sottoporsi a restrizioni dietetiche prima della sua esecuzione e va eseguito ogni due anni. In caso di positività il paziente viene invitato ad eseguire una colonscopia.

Va, inoltre, precisato che in caso di sanguinamento macroscopico, la presenza di emorroidi o di altre patologie dell’ano non deve mai essere considerata come l'unico possibile agente causale ed il ricorso alla colonscopia deve essere preso in considerazione soprattutto in rapporto all’età del soggetto. La colonscopia rappresenta l’esame più idoneo per escludere, con certezza, lesioni sanguinanti di altra natura all'interno del viscere intestinale, valutare la presenza di lesioni polipoidi (che, come già detto, possono essere asportate nel corso della stessa metodica) e, qualora questo esame faccia emergere la presenza di una sospetta lesione tumorale, prelevare alcuni frammenti bioptici così da poter eseguire un esame istologico utile a confermare la diagnosi.

Altri possibili esami, utili ad indirizzare la diagnosi della malattia tumorale del colon, sono il clisma opaco a doppio contrasto e la TAC virtuale. Ciò che va chiarito, è che la eventuale presenza di un carcinoma del colon-retto, specialmente negli stadi iniziali della sua comparsa, non rappresenta affatto una condanna e non deve per questo spaventare il paziente. Una certa e precoce diagnosi della malattia seguita da una sua corretta asportazione chirurgica, effettuata da una equipe specializzata, è frequentemente coronata da successo. In molti casi si può addirittura parlare di intervento radicalmente curativo con conseguente completa guarigione clinica.